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Una Parigi che cambia colore a seconda del tempo

 
 

14 Panoramique

 
Sono innamorata di un amante della pioggia. Il ragazzo che amo adora sentire il rumore della pioggia battere sul soffitto della sua mansarda, e vedere i fulmini solcare il cielo. Quando viene la tempesta lui sorride, e pensa a com'è bella Parigi col cielo cupo, a quanto è romantica; oppure gli viene voglia di montagna, della sua casa di Mattie, perchè a lui la montagna piace soprattutto quando fa brutto. Io detesto come mi sento quando piove.
 
6 Il mio amore16 In kiss7 Io
 
Sono innamorata di un muratore. L'uomo che amo ha i calli alle mani, e sa cucinare, pulire, tenere un giardino e smontare la cucina. Ha il senso pratico che mi manca, mette troppo olio nelle cose che cucina, d'estate starebbe sempre a torso nudo, ha degli occhiali da sole blu che non proteggono abbastanza i suoi occhi chiari e che sono pure rotti ma guai a dirgli di cambiarli. A ben pensarci detesto anche i suoi occhiali da sole.
 

5 Ho ragione io28 Il Grand Trianon8 Il mio amore indica il letto della regina...io lo ammazzo

 
Sono innamorata di un uomo che sa godere di cose piccole, che non sogna in grande, che sogna una vita tranquilla. Io immagino un futuro di crociate, di epopee epiche alla difesa di chissà quali ideali, di grandezze: del resto io sono Ariete, lui è Vergine.
 

16 Tuileries28 Punto zero13 Stanco stanco

 
 
Certi libri ti sorprendono. Cominci a leggerli pensando che è una merda leggere le avventure di un numero imprecisato di cinici newyorkesi intenti a fare pompini alla gente che conta/ a fare pompini alla gente che non conta perchè hanno fumato troppa erba/a comprare cazzate di cui non hanno reale bisogno con i milioni che hanno accumulato facendo gli arrampicatori sociali/ a fare cose simili. Poi arrivi alla fine, e con un sorriso pensi che in fondo Carrie ama Mr Big, che dev'essere dura sopravvivere in un mondo materialistico come Manhattan. Che in fondo Sex and the city ti è anche piaciuto un po'. Intanto aspetti che lui arrivi.
Metti su il mascara. Ti guardi meglio allo specchio e decidi che serve anche un po' di kajal, giusto un filo. E' incredibile che tu senta ancora la necessità di truccarti per lui, visto e considerato che ti ha vista nelle tue peggiori condizioni. Ubriaca. Malata. Fradicia di pioggia con il trucco sbavato. Tutta sudata. Eppure ogni singola volta che sta per arrivare tu vai davanti allo specchio, decidi quanto trucco mettere, stai mezz'ora davanti all'armadio aperto per poi decidere di metterti la prima cosa che avevi sotto il naso.
 

31 Coccole3 Noi al Louvre

 
Ok, sto divagando decisamente. Dovrei scrivere di Parigi, di quanto ho amato la mia seconda volta a Parigi. Dovrei raccontarvi i tramonti sulla Senna, la città che si accende di luci vista dalla torre di Montparnasse alle dieci di sera, i neon colorati delle giostre delle Tuileries. Dovrei descrivervi le mie emozioni sulla ruota panoramica, e raccontarvi dei giardini di versailles, delle fontane disseminate per la città, del quartiere ebraico. Lo farò, lo giuro, ma non adesso. Perchè adesso, sinceramente, se chiudo gli occhi, Parigi è il riflesso di un paese delle fiabe incastonato negli occhi dell'uomo che amo. E' la torre di Montparnasse a sentire la nostra canzone con la sua maglia addosso e la mini di chiffon senza le calze. E' l'amore in una stanzina. E' litigare perchè si hanno due idee diverse del concetto di shopping. E' scrivere cartoline sulle gradinate che portano al Sacro Cuore, mentre su Parigi scende la notte, mentre la chitarra di qualcuno fa cantare tutti, mentre penso che lo amo da morire. La mia Parigi sa dei discorsi su Dio dentro alle chiese, di storie e di favole, di risate, molte. E tutto ciò che so raccontarvi di lei è che amo un uomo che la ama, follemente e perdutamente, in ogni suo punto; un uomo che lo adoro quando ama, specie se ama me.
E ora scusate, ma devo aprirgli la porta.
 
 

46 Mongolfiera allo specchio47 Carrini...48 Kiss kiss

 

Io la chiamo Dittatura.

 
"Ci sono momenti nella vita delle nazioni in cui i cittadini devono fare delle scelte". Ebbene, questo momento è arrivato. Aprire un giornale, in questi giorni, è un'esperienza raccappriciante che può provocare insonnia o incubi notturni. L'inflazione è a livelli spaventosi, e i nostri politici anzichè tentare di reagire a quella che si configura come la più grave crisi economica mondiale dell'ultimo ventennio sono impegnati a discutere ben altre questioni, senza dubbio di più scottante urgenza. La maggioranza non fa altro che inneggiare alla sicurezza dei suoi cittadini, proponendo misure quantomeno autoritarie, talvolta perfino razziste, per arginare il problema delinquenza. Salvo poi proporre un pacchetto di leggi che prevede la sospensione di centomila processi a persone che sono state indagate per reati "minori" tra cui lo stupro (che in Italia è punito con detenzione inferiore ai 10 anni), il rapimento, l'evasione fiscale ( a mio giudizio un crimine, perchè le tasse sono un sistema di ridistribuzione del reddito, e non pagarle equivale a rubare a tutti in termini di servizi). O a varare un decreto legge che impedisca di processare le più alte cariche dello stato, cosa che nettamente contravviene l'art. 3 della nostra costituzione, che afferma che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, indipendentemente dalle loro posizioni sociali. Siamo al capolinea: abbiamo eletto un dittatore. E ci resta davvero poco tempo per fermarlo. Vi giro una lettera pubblicata qualche giorno fa dall'onorevole Di Pietro sul blog di Beppe Grillo, invitandovi a visitarlo, perchè purtroppo alla tv passano solo tette, culi, calcio, ossia esattamente quegli efficaci strumenti di persuasione con cui Silvio Berlusconi si è costruito un consenso tanto massiccio. Sperando che il maggior numero di persone possibile si renda conto della drammaticità del momento che stiamo vivendo, e decida di spegnere la tele e di pensare, una buona volta, visto che ad aprile mi pare che ciò non sia avvenuto.
 
 
Caro Beppe,
ci sono momenti nella vita delle nazioni in cui i cittadini devono fare delle scelte. Momenti in cui non si può più fare finta di niente e continuare a credere che, in fondo, nulla veramente cambierà. Le leggi che continuamente vengono proposte dal nuovo Governo sono un attentato alla democrazia. Se passano, vincerà il regime e perderà, per un tempo indefinito, la democrazia. Non c’è bisogno dell’esercito per togliere la libertà ai cittadini. E’ sufficiente manipolare l’informazione e, grazie a questa, farsi eleggere in Parlamento. Quindi legiferare contro la Costituzione, contro l’indipendenza della magistratura, contro la sicurezza dei cittadini, contro la libera informazione. Una legge dopo l’altra.
Cosa distingue un primo ministro di una democrazia da un dittatore? Il vero tratto distintivo è l’impunità assoluta del dittatore. Quando Silvio Berlusconi l’avrà ottenuta l’Italia sarà, a tutti gli effetti, una dittatura. Sorprende come opinionisti autorevoli abbiano potuto accreditare Silvio Berlusconi di qualità di statista e come una parte della stessa opposizione abbia creduto di poter avviare con lui le riforme istituzionali. La storia di Berlusconi parla per lui. I suoi innumerevoli processi, la condanna per corruzione giudiziaria del suo avvocato Cesare Previti per la Mondadori, la sua appartenenza alla P2, l’occupazione abusiva delle frequenze di Rete4. L’elenco è interminabile come i danni subiti a causa sua dal nostro Paese. Mi riferisco soprattutto allo spegnersi della coscienza civica, della morale, dell’etica. All’esempio devastante che Berlusconi ha offerto alla nazione e alle giovani generazioni in quasi venti anni, un esempio aggravato dalla sua impunità. Una situazione simile a quella dei ragazzi nei paesi del Sud che ammirano il camorrista o il mafioso locale.
Il Consiglio dei ministri di oggi, 27 giugno 2008, ha approvato il DDL per garantire l’impunità alle prime cariche dello Stato durante l’esercizio del loro mandato, che diventano quindi più uguali degli altri cittadini di fronte alla legge. Nelle scorse settimane sono state presentate dal Governo leggi che definire vergogna è insufficiente. E’ più corretto chiamarle eversive e criminali in quanto minano le basi dello Stato e favoriscono i delinquenti.
La sospensione dei processi per un anno serve a evitare la possibile condanna di Berlusconi al processo Mills di Milano. Altri centomila processi saranno bloccati per reati che vanno dallo stupro, alla truffa, al rapimento di minore. La sicurezza dei cittadini, tanto sbandierata in campagna elettorale da Berlusconi e dalla Lega, è sacrificata all’interesse del presidente del Consiglio. Il divieto di pubblicare le intercettazioni una volta depositate in tribunale a disposizione delle parti, e quindi di fatto già pubbliche, impedirebbe di venire a sapere di Parmalat o dei furbetti del quartierino. Il giornalista che pubblicasse le intercettazioni finirebbe in carcere, il suo editore chiuderebbe e chi ha compiuto il crimine non dovrebbe rispondere all’opinione pubblica. Con questa legge, negli Stati Uniti non ci sarebbe stato il Watergate e Nixon non avrebbe rassegnato le dimissioni. L’Italia dei Valori proporrà un grappolo di referendum per l’abrogazione di queste leggi contro la democrazia, se necessario promuoverà azioni di disobbedienza civile come la pubblicazione degli atti giudiziari. Nessuno può più rimanere a guardare.
L’otto luglio a Roma dalle ore 18:00 in Piazza Navona, in contemporanea con l’iter di approvazione della legge sulle intercettazioni, l’Italia dei Valori insieme a esponenti della società civile ha indetto una manifestazione per la libertà di espressione e per la giustizia.” Antonio di Pietro

Come stai, chicca?

 
Sto come una persona inconcludente, che non riesce a concretizzare i propositi per cui ha lottato sempre, che legge la delusione negli occhi dei suoi genitori e nel sonno si concede di provarne un pizzico anche lei.
Sto come una persona appagata e felice, che ogni sera chiude gli occhi ringraziando il suo Dio per averle mandato LUI.
Sto come una persona che dovrebbe e non fa, e studio la metà di quanto dovrei.
Sto come una persona che sta smontando casa e si imbatte periodicamente in ricordi del passato; di alcuni ci ride, altri li getta via con rabbia.
Sto come una bimba impaziente di godere un'estate che non sente ancora, smaniosa di carezze e di shorts di denim.
Sto in piedi ma mi sento così profondamente stanca.
Sto indecisa,  e invece dovrei scegliere Lettere.
Sto nuova, del tutto: è come se una Ire che non conoscevo si fosse impossessata delle mie gambe, delle mie ciglia, dei miei capelli sempre meno lisci, e mi sorprendono le sue scelte.
Sto cambiando amici. O forse li ho già cambiati.
 
- Stai bene, chicca?
- Davvero non saprei.
 

Avanti

Una volta, molto tempo fa, ho scritto un racconto.
Un racconto scritto e pensato su un pullman, scritto a quattordic'anni, con quella presunzione e quella sicurezza nelle certezze che solo a quell'età puoi avere e che poi, crescendo, perdi poco a poco.
Non lo sapevo ancora, quando l'ho scritto, che avrebbe espresso la filosofia della mia vita: come ogni cosa davvero importante, nacque per caso, con una certa inconsapevolezza. Ancora oggi però, quando penso alla mia vita, me la immagino così: un pullman, su cui ad ogni fermata qualcuno sale, qualcuno scende, ognuno dà il suo contributo per plasmarmi e modificarmi, ognuno si lascia vivere un po'. Ci sono quelli che restano su a lungo, che forse non scenderanno mai: ma ho imparato a diffidare dai "per sempre", perchè nella via si cambia e succede che a poco a poco alcuni escano dalla nostra strada, a volte senza un preciso, razionale perchè. Ci sono quelli che salgono in punta di piedi, un paio di fermate e si scende, e quelli non è che ti condizionino tanto: magari a ripensarli ad anni di distanza ti scappa un sorriso e un pizzico di accennata nostalgia, e poi basta. Ci sono quelli in bilico: stanno per scendere, lo senti, e non puoi fare nulla per trattenterli, perchè la vita funziona così, quando il meccanismo si rompe è difficle aggiustarlo. Ci sono quelli che cambiano posto: stavano lì, vicino alla tua cabina di guida, e poi a poco se ne vanno sempre più verso il fondo, lontani; eppure sai che basta chiamarli per riviverli un po', in un modo diverso, magari, ma sempre importante. Ci sono quelli che salgono, e quelli che saliranno.
La vita è così. E' fatta di fasi di corsa, in cui tutto sembra eterno, il pullman va avanti per via XX settembre e niente e nessuno sembra poterlo svuotare o fermare, e tu ti senti grata per ciò che hai.
E' fatta però anche di fasi di fermata, in cui la gente inizia a scendere o a salire, il paesaggio cambia, il pullman si fa più vuoto, come in piazza Stampalia; tu credi di esser rimasta sola, e invece è solo un cambiamento, perchè giri a destra e sei di nuovo in via Amati, e il pullman torna a riempirsi.
 
Ricordo almeno tre fasi di fermata nella mia vita. Sono eccitanti, le fasi di fermata. Non sai bene cosa ti riservino, ma sai che alla fine ti ritroverai completamente diversa, cresciuta. La prima devo averla avuta in terza media: ero così terribilmente sbagliata in quel quartiere piccolo e assolato, con l'asfalto pieno di buche ovunque e la mia scomoda media scolastica. Io ero la bambina che guardava l'11 passare sognando le superiori, quella che a volte nell'intervallo si metteva a scrivere racconti  in un angolo, come preda di una sorta di ispirazione trascendente, quella che parlava con quella bambina rumena che tutti segnavano a dito quando passava e che a volte prendeva di proposito cinque di latino solo per provare a vedere se avrebbe cambiato qualcosa. Ma no, non cambiava niente: io non ero fatta per i jeans della Onyx, punto e basta. Poi venne la prima colonia, vennero i sei con cui sono cresciuta, che qualsiasi cosa succeda mi hanno vista diventare quel che sono e io li ho visti farsi chi sono oggi, sicchè è come se tutti conoscessimo le chiavi segrete che ad altri possiamo anche non mostrare. Iniziarono, queste sante superiori, e vissi due anni di totale spensieratezza, senza grossi impegni, due volte alla settimana sulla Spina Reale con Ambra a fare qualcosa di creativo e colorato. E poi lui. Bei tempi.
 
La vita però non si ferma e le certezze mi crollarono in terza, una per una: prima le amicizie, che sono ciò che cade prima. Non perchè non ci si ami: solo che quando le cose cambiano è difficile creare nuovi equilibri che ci consentano di andare avanti con lo stesso ritmo con le persone che hai amato prima di cambiare. Un'amicizia che credevo eterna si è sbriciolata, un'altra è diventata menzogna; e poi è arrivato il vero Cavour, quello della Dogliani che quando ti interroga passano gli anni mai tu hai sempre ancora il cardiopalma, per quanto tu possa aver studiato. Lui mi ha venduta, ed è diventato una valvola di sfogo quando fuori premevano troppo forte. Ero bambina, ci ho sofferto, a perder tutto. Eppure ne sono uscita nuova, e sono entrata in una fase diversa, fatta di un giro di mille persone diverse e tutte ugualmente importanti, di ore al telefono, di un fratello, di una scuola massacrante che ho affrontato finchè ho potuto con piglio epico per trovarci un gusto, di piccole avventure molto cerebrali. E infine l'estate scorsa: quando mi sono accorta che qualcosa si stava fossilizzando, che non c'ero quasi più, dietro quel Sex on the Beach al Birkeller, che avevo di nuovo bisogno di andaremene. O meglio: non me ne sono resa conto del tutto, ma ho iniziato a sentire la mancanza di qualcosa. E poi è giunto quest'anno stupendo: un nuovo amore, pieno e concreto, questa volta, e scoprire una fede che prima non avevo che adesso mi dà gioia e speranza. E ancora Parigi, e nuovi rapporti profondi, con persone che nemmeno vedevo, prima. E ora?
E ora sono di nuovo qui, in fermata. Sono finite le superiori, e questi tre anni di rigore e di fatica e di soddisfazione. Ho baciato Cavour, prima di andarmene: pover'uomo, lui che c'entra se il mio Liceo l'han chiamato così. Che ne sarà di me? Non so dove andrò, sono sotto esame come non lo sono stata mai, e se non prenderò questa cazzo di patente potrei anche decidere di non prenderla mai, e poi bisognerà che inizi a lavorare, sono stanca di scroccare ai miei, e bisognerà anche che mi decida a iscrivermi a Lettere, che ok, forse non ti darà da mangiare, ma io devo avere le palle di provarci, a fare delle mia vita qualcosa di grande, perchè altrimenti sarebbe come morire dentro a diciannove anni, e no, non posso permettermelo; e poi gli amici, Dio quanti ne sono scesi, sono proprio tanti, e anche se sorrido so bene di averli perduti, e non riesco nemmeno a dispiacermene, perchè fa parte della vita ed è giusto che sia così. E la matura, scoprire che la notte ti agiti anche mentre Andrea ti sta abbracciando per calmarti, perchè nel sonno non hai censure e le tue paure vengon tutte fuori.
Una domina su tutte: che ne sarà di me, gente?
Tremo un poco, un mix di entusiasmo e gratutidine: qualunque futuro mi attenda, lo vivrò con passione, anche grazie al passato che lo ha preceduto e a tutti coloro che mi hanno resa chi sono oggi. Li scorro con pensiero, come un album di fotografie: tutti così importanti.
E poi un sorriso: qualsiasi cosa mi riservi il futuro, l'importante è non fermarmi mai. A quattordici anni inconsapevolmente, ora con esperienza, mi ricordo che l'importante, alla fine, è continuare a guidare.

Dentro a sogni umidi

 

La notte si infilava nelle membra della gente, stanche, affaticate dal lungo giorno. Gli arabi attorno alla piazza del mercato tiravano fuori dalla cassapanca della cucina una piccola stuoia, e srotolatala sul pavimento di formica si prostravano verso la Mecca, e glorificavano Allah. Gli ebrei nascosti nella città spegnevano con un soffio l'interruttore della luce, pensando mentalmente gloria a Jahvè, domani è un'altro giorno. Gli atei andavano a dormire dopo essersi fumati una sigaretta di sfuggita, la voce di Bob Dylan ancora in testa; gli induisti benedivano il letto, mormorando qualcosa di incomprensibile e affascinante. Ai buddhisti non mancava un sorriso di saluto per la notte in arrivo.

 I cristiani non si sa bene quanti fossero, esattamente. C'è chi dice molti, chi quasi nessuno: i cristiani facevano un segno della croce prima di infilarsi sotto le coperte, chi di sfuggita, chi con gli occhi che brillavano, qualcuno pensando a una madre in ospedale, qualcun'altro alla versione di latino di domani mattina, qualcun'altro ancora a come finirà il libro che sto leggendo. 

E poi, dopo, arrivava la notte: il suo ingresso sopra una marcia di pioggia incessante, che sfiancava l'asfalto e frustava le ringhiere dei balconi, con furia implacabile. La pioggia se ne fregava della notte, del sonno della gente, e nauseava i vomitanti fiumi, disgustava le rive, prometteva morte ai ponti. E tuttavia anche la notte se ne fregava della pioggia, e veniva giù comunque, calma, scura, placida: gli occhi della gente si colmavano dell'oscuro del sonno, dei fantasmi opalescenti del sogno. Tu chissà che facevi, in quel tempo: forse dormivi, forse aspettavi, e chissà quanto a lungo avresti continuato ad origliare la pioggia, nascosto dentro la tua soffitta caotica. Chissà che avresti sognato, di lì a poco. Forse domande senza risposta certa: chissà se ti saresti affidato alle Risposte o se avresti semplicemente ricacciato indietro i pensieri, fingendo di non averli avuti mai. Eppure la notte avrebbe portato sonno anche per te; e tu questo senz'altro lo sapevi, perciò è quasi certo che tu stessi semplicemente origliando la pioggia, senza troppo meditare. Ascoltando e basta.

Quanto a me, non saprei dirti dov'ero. Ero una ed ero sei, forse anche sette donne diverse. Ero già caduta nel buio, e la coscienza era scivolata finalmente fra le pieghe anestetiche delle lenzuola. Frammenti di altre potenziali me, e di altri potenziali tu, si  affastellavano in corsa dentro al mio sguardo chiuso, tra le sottili pareti delle palpebre e le pupille accecate. Ero dentro il sogno: figure e sagome senza un corpo mi rincorrevano ridendo, forse era il deserto, forse un'oasi, ricordo solo quanto era lontano, lontano mille leghe da questa cupa Torino che piange la pioggia; e c'era anche il sole, e avevo indosso vesti lievi.           

Ho aperto gli occhi che ancora pioveva, fuori, svegliata dal rumore delle gocce assassine sul davanzale. Mi sono infilata la vestaglia e sono scivolata in cucina, sperando di non svegliare gli altri. Un bicchiere d'acqua lievemente frizzante, quasi a illudermi che l'estate possa finalmente venire, domani, ma so che non sarà così semplice. Fuori la luce scarsa di quattro lampioncini dalla villa di fronte, e via Mantovani così buia, nessun lampione a illuminarne le pozzanghere; e ancora la pioggia, troppa, ormai, perchè si possa fingere di non vederla. Che avrà poi da piover tanto: l'odore acre della terra dopo la pioggia non copre i miasmi di marciume agli angoli della piazza del mercato, nè l'odore della cattiveria degli uomini. La pioggia tenta di lavar via le colpe e di aprire gli occhi dei ciechi, ma invano, mai potrà riuscirvi. Torino è ancora una città meravigliosa, pioggia o non pioggia, popolata di persone dall'aura lucente mescolate ad angeli delle tenebre. La violenza del giorno che la notte sta covando in grembo non sarà certo mitigata dalla pioggia: qualcuno nel mondo morirà di fame, qaulcun'altro di colera, nascerà il figlio di qualche madre grata e qualche vecchia racconterà ai bambini favole d'altri paesi e di epoche lontane. E nemmeno i sentimenti, potrà lavar via, la pioggia: l'odio, il rancore, la tenerezza, l'invidia, la passione, la gratitudine, la vergogna, il pentimento, il coraggio, la rabbia, l'orgoglio, saranno ancora tutte lì, le nostre passioni, ad intrecciare fili con gli altri uomini e a disfarli nel giro di poche frasi, di pochi silenzi, un po' a caso e in modo solo in parte cosciente. La pioggia non può cancellare i moti del cuore, no. Non può lavarmi dal tuo odore, che mi resta incollato alla pelle dopo che facciamo l'amore, e non c'è doccia che possa toglierlo. Per quanto cada implacabile e sorda ai lamenti dei fiumi, prima o poi smetterà, di piovere: e allora si vedrà che il mio sguardo è ancora pieno dell'amore per te, l'acqua non l'ha cancellato, che ho la solita voglia di vederti in fondo alle pupille, che ho ancora le dita macchiate di propositi e aspettative in cui ci sei anche tu.

Mentre le lancette scattavano sul quadrante dell'orologio mi son rimessa a letto, mi sono lasciata ancora invadere dalle sagome dei cammellieri, dai vestiti rossi delle donne che si bagnano nel Gange, dai loro mille pendagli d'oro, dalle cupole del Cremlino confuse con le spiagge di Costa Rica. Un sorriso dev'essermi certo scappato, fra i molti sogni: al fondo, per quanto possa piovere forte, c'eri sempre tu, amore mio.

 

Test

Periodicamente su questo blog compaiono cose del genere: test/elenchi, molto spesso un modo creativo per esporre delle sensazioni. In questo caso, come in altri, lo spunto è dato da una "nomination" (wow, fa così figo dirlo!): l'eterea e passionale marti (potete trovarla su http://mimma-rock.spaces.live.com/, un blog che vi consiglio caldamente perchè è davvero ben fatto e trasmette le emozioni molto intense di una ragazza estremamente sensibile) mi ha nominata per questo giochetto!

Eccovi le regole:

 

 

1) indicare il link di chi vi ha coinvolti

2) citare sei cose della vostra giornata che vi sono piaciute

3) citarne sei che non vi sono piaciute

4)coinvolgere altre sei persone e comunicare sui loro blog la nomination

 

 

Cominciamo con le nomination:

a) nomino Feffo, perchè voglio che nel suo blog arrivi qualcosa di un po' più solare degli ultimi interventi (chicco, ma mi stai diventando nerd?)

b) nomino Stifler, e vediamo cosa riesce a inventarsi :)

c) nomino Lety, la mia aspirante torinese preferita

d) nomino il mio ragazzo, perchè in effetti non gli ho ancora mai rotto le palle con cose del genere, ed è ora di iniziare...quindi Andrea, sei nominato!

5) nomino Sillo, così almeno nel suo blog ci sarà un intervento!

6) nomino il grande Deva, che in genere mi caga quando lancio queste iniziative :)

7) uhm...non vi offendete de trasgredisco le regole, vero? Nomino Davide (Turco), perchè voglio proprio sbizzarrirmi a leggere le sue risposte...e già che siamo in tema di trrasgredire, nominerò anche Giulietta e Lau, che sennò povera Lety mi rimane l'unica femminuccia della lista...anzi, direi che a sto punto quote rosa, per non fare discriminazioni sessuali nomino anche Stè, Ham, Deni e dovremmo essere pari.

 

 

 

E adesso...vai con le risposte! ;)

 

 

Oggi mi è piaciuto:

 

 

  • svegliarmi pensando la stessa cosa che pensavo quando mi sono addormentata ieri sera, e cioè evviva l'ammmore! XD
  • pensare che era il mio ultimo lunedì delle superiori
  • uscire di casa con ombrello e borsa coordinati per colore e marca, e accorgemene in modo del tutto casuale
  • il mio pranzo di pochi minuti fa, a base di panna e fragole
  • quando sul display del mio telefonino è comparsa per l'ennesima volta quella foto che Andrea mi ha fatto di nascosto alla Mandria e che mi ha messo come screensaver (cazzo, non riesco a toglierla...), e mi è tornato in mente il pomeriggio in cui me l'ha scattata, tutto quel sole e noi sdraiati sull'erba. Piccoli momenti di fuga :)
  • stare al telefono con Giuliano e ridere di gusto

 

Oggi non mi è piaciuto:

 

 

  • il colore del cielo: grigio carico di apatia
  • come ho tradotto la versione di greco
  • pensare che devo studiare mate tutto il pomeriggio
  • i capelli della mia prof di scienze
  • anche i miei, di capelli, ora che ci penso...dannata pioggia
  • il singhiozzo che mi accompagna da sei ore

un abbraccio.

 

·                        

Voi non avete paura?

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.


Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane.


Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.


Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.


E si farà l'amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.


Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.

E se quest'anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch'io.


L'anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità

(La canzone è di Lucio Dalla, le immagini ce le offre la realtà quotidiana di questo paese; meno male che sono innamorata.)

Fiat voluntas sua

 
 
 
 
Ci sono voci che potrebbero emozionarti anche cantando la guida del telefono.
In meno di quattro minuti sono in grado di dire tutto di te, pur cantando qualcosa che non è la tua vita.
E lei è così: la senti e piano piano ti salgono i brividi sulla pelle, e pensi che non lo vuoi perdere perchè sarebbe come se ti strappassero una costola. Sale di tono, poco a poco, e la musica che la sostiene la spinge lassù, verso tonalità altissime che padroneggia perfettamente come una regina: e nel frattempo pensi che cazzo, forse potresti anche passarlo, quest'esame della patente, e fanculo mate e fanculo tutto. E poi il pensiero scivola su quei capelli ricci che adori e ti scappa un sorriso. No, che non lo perderai: i fratelli non si perdono. Rimangono aggrappati alle pupille e te li porti dentro in ogni sguardo, per sempre.
E poi questa voce sensuale, intensa, profonda mille leghe sotto il mare - questa voce di Donna ti dà la carica e ti ricorda che ne hai passate tante, che ne sei uscita sempre, e sempre in piedi, che quando incontri un fantasma devi ridere di lui per vincerlo, spiazzarlo, spiazzare te e le tue aspettative; questa voce ti ricorda che qualsiasi cosa ci riservi il futuro sarai in grado di affrontarla. E che ora, qui, adesso, c'è un presente. Oggi.
Oggi sono io.

La resa di Psiche

 
Ci sono cose che le parole non dicono affatto.

Legato alle fibre del cuore

 
 

L'amor mio è vestita di luce
In mezzo ai meli
Dove i lieti venti più bramano
Di correre insieme.

Là dove i venti lieti restano un poco
A corteggiare le giovani foglie,
L'amor mio va lentamente, china
Alla propria ombra sull'erba;

Là, dove il cielo è una coppa azzurrina
Rovescia sulla terra ridente,
Va l'amor mio luminoso, sostenendo
Con garbo la veste.

 

(James Joyce, il tuo regalo.)

Premi 10 e lode

 
Due giorni fa ho avuto una sorpresa: la fantastica Lady Stè, che reputo essere una delle blogger più vivaci, intelligenti e profonde che ci siano in circolazione, mi ha assegnato questo, con la seguente motivazione: "Per essere sempre stata presente, per esserti confrontata con me, per esserti aperta con me e per le belle chiacchierate fatte su Msn. Grazie di Cuore".
 
 
 
"Dieci e lode" è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone.
Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l'istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il "Premio Dieci e lode" si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare. (per conoscere le regole di assegnazione, vi rimando al fondo dell'intervento).
E' il mio turno di assegnare questi premi. In effetti mi è difficile scegliere qualcuno da premiare: tutti quelli che passano di qui, con le loro personalità così complesse e i loro caratteri contrastanti fra loro, meriterebbero un "premio" per la volontà di sorbirsi le mie seghe mentali, di afferrare un pezzetto di me, semplicemente di leggermi, anche senza conoscermi a fondo. Quindi questo premio appartiene in effetti a tutti voi che leggete, leggerete, avete letto.
Dovendo però assegnare almeno qualcuno di questi riconoscimenti, non foss'altro per divulgare un segno di affetto, che premia i legami fra le persona al di là dei contenuti e della grafica dei blog in questione, scelgo di assegnarlo a...
 
  • LadyStè, per l'entusiasmo e la sensibilità che ti caratterizzano, per tutte le cose che abbiamo condiviso in questi mesi.
 
Grazie di Cuore, Stè. Sono davvero felice che i nostri cammini si siano incrociati, e spero ardentemente che tu possa avere una vita piena di emozione, di colore.
 
  • Sara, perchè ogni volta che entro da te sento di precipitare nell'abisso delle tue parole ermetiche, delle tue immagini così evocative, leggere eppure tanto profonde.
 
  • Lety, perchè sei una persona con cui ormai si è creato un rapporto che va ben al di là del blog, per le caramelle gommose e per le emozioni che abbiamo diviso insieme.

http://letiziaroccamena.spaces.live.com/

  • Marti, perchè sei una guerriera, che non si tira indietro quando si tratta di cercare la felicità, che la strappa con le unghie con i denti. Perchè sei così complicata e ricca di sfumature. Perchè siamo Ninive.

http://mimma-rock.spaces.live.com/

  •  Stifler, perchè sei un connubio incredibile di ironia, intelligenza, sensibilità poetica, e perchè il tuo spazio è uno dei pochi in grado di creare veri e propri dibattiti. :)

http://stifler84.spaces.live.com/

  • A D., perchè sai emozionare, perchè hai un modo personalissimo e incredibilimente intenso di farci cadere dentro alle tue giornate.

http://storm000.spaces.live.com/

  • A Lau, perchè sei molto più che una vicina di banco, perchè ho visto il tuo mondo gotico evolversi nel corso del tempo fino a diventare imprevedibilmente colorato, perchè quando metti la gonna non ci sono mai, per almeno una decina di altri validi motivi che con il tuo blog c'entrano poco :) .

http://laura9darklau.spaces.live.com/

 
Un abbraccio a tutti, dal profondo del cuore.
 
 
 
Le regole:

Esporre il logo del "Premio Dieci e lode", che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. E' un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore.

Regole per assegnare il premio:

 1) Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento

2) Inserire il regolamento

3) Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.

Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati.

Non riesco a non avere freddo

 
 
  
" So take me, don't leave me      
Take me, don't leave me      
Baby, love will come through it's just waiting for you      
Love will come through "   
 
 
 
è purtroppo impossibile amare il pianista senza amare il pianoforte
 

I love R'n'R

 
Ha solo sei corde, sei sottilissime corde di nylon.
E' un semplice strumento.
Eppure. 
 
 
 
Eppure ci sono momenti, nella vita, in cui tutto il tuo essere è in quelle sei corde di nylon, in quelle mani che corrono sopra sei corde di nylon.
Momenti in cui ad un tratto ti rendi conto di essere la persona più fortunata della terra, perchè puoi beneficiare dell'udito, e puoi farlo esattamente qui e ora.
Momenti in cui all'improvviso ti metti a ridere su San Tommaso e su tutte quelle ridicole costruzioni mentali, tortuose e cavillose, con cui quelli come lui si sono dovuti inventare delle prove razionali per l'esistenza di Dio.
Oh, Cielo, che sfiga, il signor Fender doveva ancora nascere, ai loro tempi, tempi muti senza amplificatori. 
E dire che sarebbe bastato ascoltare un assolo di chitarra.
 
 
Grazie Guglie, mi ero quasi dimenticata di quello che si prova ascoltando Blackmore che possiede la sua Fender Stratocaster, che ama quelle benedette sei corde di nylon. Dio esiste: la prova è l'assolo di Highway star.  
 

In morte di Germanico

Ok, ora mi lincerete in massa, probabilmente. E' un rischio che posso correre.
E' che un poco mi mancherà.
Mi mancherà la geometria nascosta dentro un periodo di Cicerone: trovi i nessi e il gioco viene. Mi mancherà il piacere di riuscire a intuire il senso di una frase pur senza sapere una cicca di grammatica latina.
Temo che avrò nostalgia del mio Campanini Carboni saggio copia gratuita per l'insegnante strappato dalle grinfie di mia cugina, docile e pieno di sorprese, colorato dei miei evidenziatori, testimone della mia euforia improvvisa e di quando mi mangio le unghie. E un po' potrebbe addirittura mancarmi la Dogliani che legge la mia versione consegnata mezz'ora prima, mentre io esco e nel tragitto classe-macchinetta del caffè comprendo improvvisamente di aver appena fatto un errore del tutto idiota.
Non tradurrò mai più nulla in latino, mentre il greco che detesto è ancora lì. Quel sottile piacere di sentire il significato di una parola che non potrai mai tradurre perfettamente mi ha lasciata per sempre, oggi, 12 marzo 2008, dodici giorni prima del mio compleanno. E mentre vado a sfinirmi di scienze, lasciatemelo dire: non è stato poi così male.

Il tempo di una sigaretta

 
Ho un accendino verde con la fiamma troppo alta, e rischio di bruciarmi i capelli ogni volta, mentre accendo.
Inspiro.
Non credo che esista un altro gesto come questo. Il movimento morbido con cui si accosta la sigaretta alla bocca, carezzandone gli orli con le labbra, e poi la leggerezza piena con cui se ne beve il fumo, sorso a sorso; l'impercettibile eleganza con cui si discosta dal viso questo effimero strumento di piacere, cullandolo fra le dita; il fumo, che esce intrecciando arabeschi nell'aria, fluttuante amante cui doniamo il nostro stesso respiro. No, non esiste niente come fumare una sigaretta.
E' qualcosa che accomuna milioni di persone, che può divenire vizio ma anche solo restare piacere sporadico degli istanti di solitudine rubata al trantran. Perchè è questo, fumare: un frammento minuscolo di solitudine, di silenzio, noi e il cielo, noi e l'aria fredda, noi e il nostro soffio vitale che espiriamo in mezzo al fumo della sigaretta.  Possiamo appropriarcene ovunque, in ogni momento, e perfino usarlo per socializzare - scusa, hai da accendere? -, ma in fondo, fumare, è qualcosa che facciamo per restare con noi stessi, per riappropriarci di noi stessi quando il peso della vita di ogni giorno ci sfianca.
 
 
Mi cullo nel fumo di una Lucky, aspettando.
Non sono brava con le attese, sono impaziente, e mentre il telefono non squilla penso a un sacco di cose che dovrei fare in questo istante, anzichè stare qui, e fumare e sentire Joan Baez. E' che odio passare il sabato in casa, non ci sono abituata. E' che Dante è bello e difficile.  
 
***
 
Chiama, inspiegabilmente. Quasi lo sentisse.
Mi tocca ammetterlo, ha davvero un ottimo tempismo.
Mentre esco dal labirinto delle mie seghe mentali, decido di risparmiare il fuoco all'ultima lettera superstite dell'amore passato; e mentre la sigaretta si accartoccia, si incenerisce, si fa niente fra le mie dita, ripongo questo piccolo foglietto di carta rossa dentro il cassetto più nascosto, e con un sorriso penso a quanta innocenza ho perso da quel 24 marzo 2005, a quanto sono un'altra.
Ne è valsa la pena, sì.